Sulmona (L’Aquila)- Il Carcere di Sulmona dove i detenuti, a seguito di un discusso ordine di servizio emanato alcuni giorni fa, starebbero chiusi per 20 ore nelle celle e prenoterebbero un giorno prima anche la doccia o andare a fare la socialità, indicando l’orario, è salito alla ribalta della cronaca penitenziaria nazionale grazie a una puntata di Radiocarcere condotta da Riccardo Arena e andata in onda giovedì 19 marzo scorso.
“Che senso ha? Questa nuova organizzazione a cosa serve?”
Arena lo ha chiesto ai due ospiti Monia Scalera (garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Abruzzo) e Francesco Lo Piccolo (direttore della rivista Voci di dentro e Volontario nelle carceri abruzzesi).
Una puntata che vi invitiamo ad ascoltare anche perché quello che emerge nel dibattito attivato dai tre è un qualcosa che lo stesso Arena ha definito “fantozziano”.
Ma veniamo al dunque.
La puntata inizia con il punto fatto da parte del conduttore della strutturazione del carcere Peligno.
40 sono i detenuti AS1, coloro i quali cioè sono stati declassificati dal regime di cui al 41bis, 376 detenuti AS3 quelli cioè macchiatisi dei reati di cui al 416 bis( Associazione mafiosa), traffico internazionale di droga etc.( Qualcosa non torna nel numero visto che sono 666 i detenuti attualmente ristretti nel carcere ovidiano); troppo pochi gli agenti 237 per Monia Scalera ma sufficienti secondo Arena visto che la pianta organica (però non aggiornata a seguito dell’attivazione del nuovo padiglione) ne prevederebbe 255.
Una puntata, sentirete, piena di contraddizioni e a tratti surreale visto che si è arrivati addirittura a dire che l’ordine di servizio è stato si prodotto ma non attuato, se non del tutto.
Una puntata dove la Garante si è vestita di un duplice ruolo e cioè quello di difensore del diritto dei detenuti visto che degli stessi ha preso le parti descrivendo l’ordine di servizio effettivamente troppo restrittivo e dall’altro strenua difensore dei poliziotti penitenziari di stanza al carcere abruzzese costretti spesso ad operare da soli e in condizioni davvero impossibili stante i carichi di lavoro troppo eccessivi ai quali sono sottoposti.
A dir la verità la Garante ha difeso anche il Direttore firmatario dell’ordine di servizio “inapplicato” e il Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria perché secondo lei non sono loro i fautori dell’ordine emanato e non applicato bensì Roma (ci piacerebbe capire chi).
Detenuti che dovrebbero stare chiusi, che non potrebbero riunirsi nelle celle ma che si permettono di farlo finanche con la Garante stessa.
Insomma una puntata tutta da ascoltare anche perché a detta degli addetti ai lavori falcidiata da molte contraddizioni.
Noi lasciamo che siano i lettori a dirlo invitandoli ad ascoltare la puntata nel link qui di seguito riportato.
link della puntata:
a cura di M.Nardella











