Milano saluta Sandro Mazzola: la città si ferma per l’ultimo addio nella basilica di Sant’Ambrogio

MILANO – Il centro di Milano si è fermato per Sandro Mazzola. Nel pomeriggio di lunedì 21 settembre la basilica di Sant’Ambrogio ha ospitato i funerali di una delle più grandi bandiere dell’Inter e del calcio italiano, scomparso sabato a Vedano al Lambro, dove viveva, all’età di 83 anni dopo una lunga malattia.

Una città in lutto. Per l’occasione il sindaco Giuseppe Sala ha proclamato una giornata di lutto cittadino, con le bandiere a mezz’asta. Lo stesso gesto è stato compiuto dal Comune di Vedano al Lambro, dove il campione abitava e dove molti lo ricordano passeggiare tranquillo per le strade. Già nelle ore precedenti la cerimonia, davanti alla basilica si era radunata una folla composta e silenziosa, con molte maglie e bandiere nerazzurre.

La cerimonia. Il rito, iniziato alle 14.45, è stato presieduto da monsignor Carlo Faccendini, abate della basilica. Per volontà della famiglia, all’interno non hanno potuto entrare telecamere né macchine fotografiche, e il divieto valeva anche per gli smartphone. I posti in chiesa erano limitati e in gran parte riservati, mentre per la stampa è stata allestita un’area all’esterno.

I presenti. Sono arrivati a salutarlo il presidente dell’Inter Beppe Marotta, il vicepresidente Javier Zanetti, l’ex presidente Massimo Moratti e gli ex compagni Gianfranco Bedin e Aristide Guarnieri. Applausi sono stati tributati a diversi esponenti del mondo del calcio, tra cui Scaroni e una delegazione della Juventus: un segnale di rispetto che ha superato le rivalità di tifo.

Il ricordo del mondo dello sport. Nel fine settimana il calcio italiano lo aveva già salutato con un minuto di silenzio prima delle gare di Serie A e del campionato Primavera, su indicazione di CONI e FIGC. Nei giorni scorsi i messaggi di cordoglio sono arrivati anche dalle istituzioni e dal mondo del pallone internazionale. Sul fronte delle polemiche, ha fatto discutere un gesto della curva bianconera in occasione di una partita del fine settimana, criticato dall’ex juventino Marchisio, secondo cui la rivalità non può cancellare il rispetto.

Un campione nato all’ombra di un mito. Nato a Torino nel 1942, Mazzola era figlio di Valentino, capitano del Grande Torino, scomparso nella tragedia di Superga del 1949. Per anni fu conosciuto soprattutto come figlio di quel campione, finché le sue giocate non lo resero un simbolo a pieno titolo. Con la maglia dell’Inter giocò dal 1960 al 1977, totalizzando 417 presenze e 116 gol. In Nazionale collezionò 70 presenze e 22 reti: vinse l’Europeo del 1968 e arrivò secondo al Mondiale del 1970 in Messico. Dopo il ritiro fu dirigente dell’Inter e commentatore televisivo per la Rai.

L’eredità. Se n’è andato un pezzo di storia del calcio, ma anche di Milano. Il primo cittadino ha ricordato come Mazzola abbia incarnato lo spirito della città, quella del lavoro e del talento, che non si arrende. E l’Inter, nel suo saluto, ha voluto sottolineare che una leggenda continua a vivere nei colori che ha amato per tutta la vita.

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