Roma- Ieri un internato con gravi problematiche psichiatriche ha aggredito a morsi un agente provocandogli delle evidenti escoriazioni a una mano. Fortunatamente l’agente sta bene e seppur molto provato dall’esperienza vissuta ha stoicamente portato avanti la sua attività lavorativa. Il successivo intervento dei suoi colleghi ha permesso che l’ordine venisse immediatamente ristabilito.
Tuttavia, seppur l’evento critico sia prontamente rientrato, resta
il dramma dell’ imprevedibilità di questi soggetti.
È successo a Vasto dove insiste una struttura Penitenziaria che tutto è a quanto sembra fuorché una Casa Lavoro.
Stiamo parlando di quella che l’ordinamento dovrebbe assurgere a realtà penitenziaria ospitante soggetti ritenuti tendenzialmente o professionalmente pericolosi e, attraverso l’applicazione al lavoro, cercare di rinsavirli.
Il problema è che di fatto oggi la Casa Lavoro l’unica veste che la si vede indossare è quella di un vero e proprio manicomio mascherato.
Ovviamente non stiamo parlando solo di Vasto ma di tutte e 5 le “Case lavoro” che insistono sull’intero territorio nazionale vale a dire Aversa, Alba, Barcellona Pozzo di Gotto, Castelfranco Emilia e per l’appunto Vasto.
Un concentrato di soggetti psichiatrici, sono le Case lavoro, quindi. Realtà che si prestano ad essere degli autentici svuota carceri ma per via del venir meno degli agenti che aggrediti molto più che altrove vengono così costretti a lunghi percorsi riabilitativi.
Politica penitenziaria fallimentare questa?
Il motivo è presto detto.
Nel 2014 una opinabile decisione presa dall’allora Governo ha posto la parola fine agli ospedali psichiatrici giudiziari.
L’idea era giustamente quella di cercare di cancellare l’agonia alla quale erano assoggettati alcuni reclusi tenuti dentro in quanto totalmente incapaci di intendere.
L’idea era di farlo attraverso il loro ricovero in strutture più idonee e meno restrittive quali sono le REMS( Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) capaci di rendere più umana la loro costrizione.
In questi anni tutto si è osservato fuorché quello di vedere posta la parola fine a questa agonia.
Semmai tale sofferenza la si è vista sommare a quella dei molti agenti aggrediti e dei moltissimi che, prestando la loro opera in essa, vivono con la costante paura di essere a loro volta aggrediti.
Fallimentare risulta essere stato quindi l’avvento delle REMS visto che delle 1700 persone circa affette da malattie psichiatriche rinchiuse nelle carceri italiane solo 400 sembrano essere ricoverate presso le realtà pensate in luogo degli OPG vale a dire le REMS.
Troppo poco per affermare che l’idea di chiudere così in fretta gli OPG sia stata una scelta sensata.
Le Case Lavoro proprio per il pullulare di soggetti incapaci di ragionare non possono prevedere una loro applicazione nel mondo del lavoro che conta.
Gran parte di essi sono costretti a vivere in contesti chiusi senza la possibilità di poter realmente investire in attività trattamentali.
Parlare quindi di casa lavoro è a dir poco azzardato.
I soggetti psichiatrici vanno assolutamente tirati fuori dagli ambienti carcerari.
Il tutto sempre che non si voglia rimettere mano agli OPG i quali, al netto delle fatiscenze che ne rappresentavano le strutture, comunque possedevano presidii psichiatrici H24 e personale idoneamente formato per la gestione di soggetti affetti da gravi patologie psichiatriche. Stiamo parlando di tutte quelle caratteristiche che oggi non si ritrovano negli istituti di pena che li ospitano e con le conseguenze che i poliziotti penitenziari vivono sulla loro pelle.
Se è civiltà questa…
a cura di M.Nardella











