L’Italia torna a fermarsi per San Francesco

Oggi l’Italia si ferma. Non per un ponte né per una scadenza fiscale, ma per un uomo morto otto secoli fa, spoglio di tutto, sul nudo suolo di una cappella umbra. La coincidenza è singolare: la festa nazionale è stata istituita con la legge n. 151 dell’8 ottobre 2025 ed è entrata in vigore il 1° gennaio 2026, e il primo 4 ottobre festivo cade proprio nell’anno in cui si ricordano gli ottocento anni dalla morte di Francesco, spentosi ad Assisi la sera del 3 ottobre 1226. Quindi da quest’anno torna San Francesco festa nazionale grazie al governo Meloni. La storia di questa data è fatta di strappi e di ritorni. La solennità civile del 4 ottobre in onore dei patroni d’Italia fu istituita per legge nel 1958, ma una norma del 1977 abolì varie feste nazionali, compresa quella di San Francesco. Furono anni di austerità e di calcoli sulle giornate lavorative: si pensò che un giorno di riposo in meno valesse qualche punto di produttività. Che a farne le spese fosse proprio il santo della povertà volontaria è un’ironia che la storia non ha mancato di notare.
Si potrebbe obiettare che sia comodo celebrare un santo e dimenticarne le esigenze. Francesco è stato un uomo scomodo. Rinunciò a una ricchezza che gli sarebbe spettata per nascita, scelse i lebrosi quando la società li scansava, andò incontro al sultano mentre l’Europa si preparava alla guerra. Non scrisse trattati di politica, ma il suo modo di stare al mondo contiene una critica radicale a tutto ciò che oggi chiamiamo accumulo, rumore, competizione. Nel nostro tempo, che discute di caro energia, di prezzi, di flessibilità di bilancio e di tetti ai listini, la figura di un uomo che mise la sobrietà al centro della propria vita può suonare quasi provocatoria. Non è un invito a rinunciare a tutto. È un promemoria: ciò che serve davvero è meno di ciò che crediamo, e ciò che manca davvero non si compra. C’è però un pericolo, ed è giusto dirlo apertamente. Le feste nazionali possono diventare gusci vuoti: giornate in cui si smette di lavorare senza chiedersi il perché. Il rischio è che anche questa si riduca a una data sul calendario, a una ricorrenza di cartapesta, a un’occasione per le ghirlande istituzionali e poco altro. Per evitarlo, bisogna fare il contrario di ciò che si fa di solito con le commemorazioni: non onorarlo a parole, ma riprendere le sue domande. Come si tratta chi è ai margini? Come si custodisce il creato, che per lui era parte di una famiglia e non una risorsa da sfruttare? Come si fa pace quando tutto spinge verso lo scontro? Ad Assisi, oggi, si ritrovano rappresentanti di Regioni e Comuni, e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella pronuncerà il discorso alla Nazione dalla loggia del Sacro Convento. Sono gesti che hanno peso, ma il vero banco di prova sta altrove: nelle scuole, nei quartieri, nelle case. Una nazione si riconosce anche da ciò che sceglie di ricordare. Ricordare Francesco, oggi, significa scegliere una certa idea di Italia: meno arrogante, più attenta, capace di fermarsi e di guardarsi attorno. Non è poco, in un tempo che corre. Può essere moltissimo, se non resta soltanto una festa.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp

Non perdere mai nessuna notizia importante. Iscriviti alla nostra Newsletter.

Non perdere mai nessuna notizia importante. Iscriviti alla nostra Newsletter.

Notizie recenti

Altre notizie